08.01.2021

Alcune curiosità sulla Biennale di Venezia

La nascita della Biennale d’Arte di Venezia

La Biennale di Venezia è una delle rassegne d’arte contemporanea più importanti e più discusse al mondo.

La prima edizione fu inaugurata il 30 aprile 1895 in occasione delle nozze d’argento dei sovrani Umberto I e Margherita di Savoia e da allora, se si escludono i periodi delle due guerre mondiali e il 2020 a causa della pandemia di coronavirus, si è sempre svolta ogni due anni senza interruzioni. 

Il cuore della Biennale è ai Giardini Napoleonici dove si trovano anche i primi 30 padiglioni costruiti per ospitare le opere d’arte di ogni nazione partecipante tra le quali l’Italia, il Belgio, la Francia, la Svizzera, la Spagna, la Gran Bretagna, la Germania, l’Austria e l’Olanda, mentre quelle che non dispongono ancora di uno spazio proprio espongono le loro opere in vari palazzi e chiese della città.

L’idea di dedicare ogni padiglione ad ogni singola nazione fu presa dall’Esposizione di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925 e da allora architetti del calibro di Carlo Scarpa e Joseph Hoffmann furono chiamati alla costruzione di nuovi spazi espositivi da dedicare alle esposizioni di ogni Paese partecipante.

Lo scandalo del “Supremo Convegno”

La Biennale di Venezia creò scandalo fin dalla prima edizione del 1895 quando il pittore Giacomo Grosso (1860-1938) presentò la sua opera “Supremo convegno” che mostrava una bara aperta all’interno di una chiesa e cinque donne nude intorno ad un uomo morto. 

L’opera suscitò immediatamente l’indignazione della Chiesa e la curiosità di così tanti visitatori che Grosso ci guadagnò in soldi e notorietà. Successivamente fu acquistata dalla società americana Venice Art Company che intendeva esporla negli Stati Uniti ma fu distrutta da un incendio durante il trasporto in nave. 

Le Avanguardie del Novecento

Le edizioni successive della Biennale non furono meno interessanti e di certo non prive di polemiche perché l’arte contemporanea riesce sempre a spiazzare chi la guarda. 

Ampio spazio ebbero le Avanguardie del Novecento come il Cubismo, il Futurismo, il Surrealismo, il Dadaismo, i Fauves e il Blaue Reiter e la Biennale del 1922 passò alla storia anche per aver ospitato per la prima volta in Italia una serie di statue africane presentandole come vere e proprie opere d’arte e non come reperti. 

Tra gli artisti che esposero le loro opere a Venezia ricordiamo Klimt (1899), Renoir e Courbet (1910), Matisse, Cézanne e Van Gogh (1920), Modigliani (1922), Chagall (1928), De Chirico (1930), Dalì, Kandinskij e Mirò (1948), Pollock (1950) e Damien Hirst (1993). Picasso ebbe il suo spazio solo nel 1948 perché i suoi dipinti erano considerati troppo innovativi per il pubblico del primo Novecento.

Le altre Biennali 

Nel corso del tempo la Biennale si è aperta anche alle altre arti visive. Nel 1932 nacque la prima Mostra d’Arte Cinematografica del mondo che dal 1937 si tiene al Palazzo del Cinema del Lido. La mostra si svolge ogni anno tra la fine di agosto e gli inizi di settembre e porta in rassegna capolavori cinematografici di tutto il mondo.

Nel 1930 fu inaugurata la prima edizione della Biennale Musica che si tiene ogni anno nelle sedi dell’Arsenale e a Ca’ Giustinian (vicino a Piazza San Marco) e nel 1934 fu la volta della Biennale Teatro. Nel 1980 nacque la Biennale Architettura che si svolge ad anni alterni rispetto alla Biennale Arte mentre l’ultimo in ordine di tempo è Festival Internazionale di Danza Contemporanea nato nel 1999 e che coinvolge non solo la danza ma anche la tecnologia, il cinema e l’opera.

Il padiglione della Santa Sede

Dal 2013 anche il Vaticano ha un suo spazio alla Biennale di Venezia. Le prime opere a tema biblico furono esposte nel 2013 e nel 2015 con l’intenzione creare un nuovo dialogo con l’arte contemporanea che troppe volte ha sconvolto la Chiesa (si pensi a “La nona ora” di Maurizio Cattelan che nel 1999, quando il papa era ancora vivo, mostrava una statua di Giovanni Paolo II disteso a terra colpito da un meteorite).

Nel 2018 furono presentate alla Biennale Architettura dal titolo “Freespace” le 10 cappelle temporanee che costituivano parte integrante del padiglione espositivo del Vaticano. Furono realizzate sull’isola di San Giorgio Maggiore da artisti di fama internazionale, tutte nel parco intorno al Padiglione Asplund costruito su modello della “Cappella nel bosco” dell’architetto svedese Gunnar Asplund (1885-1940).

“May you live in interesting times”

Dal 1972 le esposizioni d’arte della Biennale hanno un tema distinto che cambia ogni anno. Nel 2019 la Biennale portava come titolo “May you live in interesting times” (in italiano “che tu possa vivere in tempi interessanti”), un’espressione inglese derivata probabilmente da una maledizione cinese, usata in modo ironico perché in realtà è meglio vivere in “tempi non interessanti” di pace e tranquillità che “interessanti”, cioè segnati dai problemi. 

Cosa ci riserveranno le prossime edizioni della Biennale? Sicuramente nuove provocazioni e nuovi spunti per riflettere, in una città antichissima e fragile come Venezia, che si apre al mondo e al futuro.

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